I traduttori hanno reso aisthesis con "percezione dei sensi",



Ma la "percezione dei sensi" greca non può essere intesa senza tener conto della Dea greca dei sensi, Afrodite, o dell’ "organo della sensazione" greco, il cuore, e della radice che la parola racchiude " quel fiutare, quel restare senza fiato, quell’inspirare il mondo".

Cos’è questo "assumere" o "inspirare" il mondo?

In primo luogo significa aspirare, inspirare, trattenendo il respiro, il presentarsi letterale delle cose. Attraverso la meraviglia avviene la trasfigurazione della materia.

Questa reazione estetica, che precede lo stupore intellettuale, inspira il dato al di là di se stesso, consentendo a ogni cosa di rivelare la sua particolare aspirazione all’interno

di un ordinamento cosmico.

In secondo luogo, "assumere" significa prendere a cuore, interiorizzare, divenire

Intimi. Ma non è solo la mia confessione della mia anima; è invece l’ascolto della confessione dell’anima mundi nel parlare delle cose.

In terzo luogo, "assumere" significa riportare l’oggetto nella sua interiorità, nella sua

immagine, in modo che sia attivata la sua immaginazione (e non la nostra), così da mostrare il suo cuore e rivelare la sua anima, diventando " personizzato" e quindi amabile; amabile non solo per noi e grazie a noi, ma perché la sua amabilità si accresce con il dispiegarsi del suo senso e della sua immaginazione.



Comincia qui la fenomenologia: in un mondo di fenomeni animati.

Non c’è bisogno di salvare i fenomeni con la grazia, con la fede, o con le teorie onnicomprensive, oppure con l’oggettività scientifica o con la soggettività trascendentale. Essi sono salvati dall’anima mundi, dalla loro stessa anima e dal nostro semplice restare senza fiato di fronte a questa amabilità immaginale.

L’oh! di meraviglia, di riconoscimento, o lo shee-e fra i denti dei giapponesi.

La risposta estetica salva il fenomeno, il fenomeno che è il volto del mondo.



Dio, il mondo, tutto può finire in nulla, vittima di costruzioni nihilistiche, di dubbi metafisici, di disperazioni d’ogni sorta; quel che resta, quando tutto rovina, è il viso delle cose quali esse sono.

Quando non c’è altro luogo cui rivolgerti, "volgiti al volto che ti è di fronte."

Qui c’è la Dea che dà al mondo un senso che non è mito né significato, ma quella immediata cosa che è immagine: il suo sorriso è una gioia, una gioia che è "per sempre".



Con Afrodite a ispirare la nostra filosofia, ogni evento ha il proprio sorriso sul

volto e appare in una sua maniera, una sua foggia, un suo stile particolari.

Afrodite dà uno sfondo archetipico alla filosofia della "singolarità", e consente al cuore di trovare l’ "intimità" con ogni evento particolare in un cosmo pluralistico.

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