Egli ritiene che alcune caratteristiche tradizionali dell’arte, cioè i concetti di creatività, genio, valore eterno e mistero, possano essere utilizzate dai totalitarismi: essi infatti sembrano recidere l’arte dal suo legame con la vita quotidiana e con le condizioni concrete dell’esistenza, escludendo dalla sua fruizione le persone comuni. Al contrario, i totalitarismi sembrano utilizzare l’esperienza artistica come strumento di controllo delle masse attraverso una “estetizzazione della politica”. L’esperienza estetica è utilizzata come forma di comunicazione non razionale ma carismatica per coinvolgere e massificare la folla. Benjamin intende proporre invece una serie di concetti estetici nuovi, inutilizzabili dai totalitarismi, e funzionali invece alla liberazione ed all’emancipazione ‘rivoluzionaria’.

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