Il significato di un segno non va ricercato all’interno del segno stesso ma nella sua relazione con il codice nel quale esso agisce: la natura del segno è dunque fondamentalmente arbitraria. Egli porta esempi tratti dalla ricerca antropologica che hanno ben dimostrato che la competenza nel leggere un’immagine fotografica varia presso i popoli che non conoscono la prospettiva, diversificando la descrizione delle figure presenti nella foto. Su queste ostiche basi teoriche, Eco costruisce un romanzo giallo che gli conferirà fama a livello mondiale e l’attribuzione di molti premi letterari, tra cui il premio Strega nel 1980. Stiamo ovviamente parlando de Il nome della rosa, in cui ciò che il filosofo ha chiamato “semiosi”, ovvero il processo di produzione dei segni e le loro vicissitudini attraverso i codici, è fortemente presente. D’altronde quale migliore dimostrazione della teoria echiana della semiotica come disciplina della menzogna, se non un romanzo, un testo che è sempre premeditata bugia?

Ogni segno, linguistico e non, è definibile e interpretabile solo attraverso altri segni in una catena infinita, come quando apriamo il dizionario per cercare il significato di una parola e troviamo altre parole per descriverci il senso del termine indagato, in una serie interminabile di rimandi.

l labirinto del romanzo: metafora della continua ricerca della verità - secondo l’insegnamento dell’ermeneutica - , nella sempre incombente possibilità di smarrirsi in una catastrofica perdita di coordinate spazio-culturali.

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