caratteristiche strutturali del pensiero umano, e in particolare:
alla capacità di attribuire ruoli «dominanti» e «subordinati» all’interno di una gerarchia sociale, e di portare tale capacità a livello cosciente e razionale, ovvero concettualizzandoli;
alla capacità induttiva di astrarre da osservazioni singole regole generali, e quindi, nella fattispecie, costruire, dal fatto della morte, una teologia basata sul fatto della mortalità [pervenire, dai singoli eventi di morte, al concetto di mortalità generale];
al rifiuto della morte come termine dell’esistenza;
alla necessità di trovare un rapporto causa-effetto` per gli eventi osservati [questa necessità può anche dirsi «bisogno di spiegazione»];
alla capacità di «proiettare» i propri contenuti mentali (idee, sentimenti, valori) attribuendoli agli altri o riconoscendoli in essi. Questa capacità caratterizza, secondo Maser e Gallup (1990) la «mente». Essa può essere «definita come la capacità di (1) riflettere sui propri pensieri e sulle proprie emozioni (cioè essere coscienti di essere coscienti) e (2) usare tale capacità come base per inferire le esperienze altrui (p. 522). Ciò spiega l’antropomorfismo, da mentale a fisico, dell’ «Essere dall’immensa potenza.» Inoltre si deve rilevare l’importanza del linguaggio, il quale, dando all’esperienza concettuale soggettiva e particolare la capacità di diventare collettiva e generale, deve aver permesso la trasformazione della coscienza della morte da individuale a collettiva. Possiamo pertanto aggiungere che il sorgere della religiosità nell’Uomo deve probabilmente aver seguito lo sviluppo del linguaggio.
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