Nulla di preciso però si può dire sulle concezioni che dell’»Essere (Esseri) potente» ebbero i primi uomini. Le religioni dei popoli senza scrittura non possono essere considerate religioni «primi-tive» od «originarie», avendo anche questi popoli una storia culturale.

Le differenti forme che gli esseri divini e il sacro assumono nelle diverse religioni dipendono dalle strutture economiche e sociali (Harris 1977, 1979) e dalla storia culturale.

L’ipotesi sull’origine della religione che abbiamo precedentemente illustrato si basa su tre punti fondamentali:
la coscienza che l’Uomo ha del proprio essere mortale;
la tendenza umana a cercare di spiegare i fenomeni osservabili (in questo caso la morte) mediante cause non osservabili, con un’inferenza di tipo magico;
l’»Essere potente» come proiezione dell’Uomo, ovvero dell’idea di «capo-branco» che l’Uomo porta dentro di sè.

Diversi studiosi hanno fondato sull’uno o sull’altro di questi punti le loro idee sull’origine della religione; per esempio:
sulla coscienza di essere mortale: Koestler (1978); B. Chiarelli (1983); Maser e Gallup (1990);
sul pensiero magico: Gazzaniga (1985);
sull’ «Essere potente» come proiezione umana: Spinoza; Feuerbach; Freud (1913); Morris (1967)

In questo lavoro li abbiamo tutti e tre collegati.

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