La possibilità di una forte vita comunitaria è attaccata anche dalle pressioni del mercato capitalistico. I principi dell'economia liberale non forniscono nessun supporto alle comunità tradizionali: tutto il contrario , essi tendono ad atomizzare e dividere la gente. Le domande di istruzione e di mobilità della manodopera significano che nelle società moderne la gente vive sempre meno nelle comunità dove è nata e cresciuta, o dove le loro famiglie vivevano prima di loro. Le loro vite e i loro legami sociali, sono più instabili perché il dinamismo delle economie capitalistiche che vuol dire continui cambiamenti di luogo e di genere di produzione, perciò di lavoro. In queste condizioni diventa più difficile per la gente mettere radici in una comunità o stabilire dei legami permanenti con colleghi di lavoro o vicini. Gli individui devono continuamente riattrezzarsi per nuove carriere in nuove città. Il senso dell'identità fornito dal regionalismo e dal localismo diminuisce e la gente finisce col ritirarsi nel mondo microscopico della propria famiglia, che si porta dietro di luogo in luogo come suppellettili da giardino.
Al contrario delle società liberali, le comunità che condividono la "lingnua del bene e del male" hanno più probabilità di rimanere unite in quanto questo è una colla più forte di quella delle comunità basate solo sull'egoismo dei propri membri [liberali].

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