“io” è lì che vuole vivere, e a farne le spese è il “suo” corpo. “L’illusione della trascendenza”[24] entra così nella vita dell’animale che parla. È per questo legame costitutivo fra linguaggio e trascendenza che il movimento verso l’immanenza non può che cominciare facendo i conti con il linguaggio, solo così, infatti, sarà possibile liberarsi del “soggetto” – il principale ostacolo sulla strada dell’immanenza – cioè dell’“abitudine di dire Io”.
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