l’edificio imperiale sta crollando, la colpa non può che essere del cristianesimo. Agostino prende sul serio l’imputazione, leggendovi in filigrana lo scontro tra politeismo pagano – di fatto un monoteismo sincretistico, come si è detto – e monoteismo cristiano: l’impero crolla, sostiene Agostino, perché il pantheon romano è il regno della frammentarietà, del disordine religioso e morale. Sancendo l’esaurimento della cultura pagana, se ne sottolinea però anche la sua funzione anticipatoria; in questo senso, la civitas hominis non è antitetica alla civitas Dei, ma una sua preparazione.
Prima ancora che il De civitate Dei, sono le Confessiones il testo in cui Agostino, alla luce della rivelazione, riesamina il proprio passato pagano, denunciandone i limiti, ma, al tempo stesso, facendo trasparire tra le righe il debito di riconoscenza per aver fornito gli strumenti espressivi (vale a dire il patrimonio stilistico-retorico della latinità) alla sua evoluzione umana e spirituale
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