principio delle possibilità limitate.
Murdock (v., 1949; tr. it., p. 158) ha applicato tale principio alla struttura sociale, significativamente assimilata al linguaggio in virtù delle sue regolazioni interne. Tale principio da un lato illumina il meccanismo interno di una struttura che agisce come 'filtro' del mutamento, dall'altro spinge a uscire dalla logica interna di un singolo sistema per inserirlo in un panorama teorico potenzialmente universale. Quando un sistema muta, ovvero assume un'altra forma, questa forma e quella precedente non gli appartengono in maniera esclusiva; le forme in cui di volta in volta si trasforma corrispondono o a forme etnograficamente accertate (in non importa quale contesto) oppure a possibilità strutturali ancorché non riscontrate. Forme e trasformazioni non sono peculiari di una storia (sempre locale e particolare), bensì di un insieme di possibilità da cui sono generate e spiegate. È istruttiva la critica che Murdock rivolge allo strutturalismo induttivo di Radcliffe-Brown, la cui interpretazione delle strutture sociali australiane non consente di collocarle nello stesso schema di riferimento degli altri sistemi sociali che ci sono nel mondo, lasciandole così in un "guazzabuglio di cose apparentemente bizzarre, uniche e scientificamente inesplicabili" (ibid., p. 52). L'empirismo di Radcliffe-Brown sembra far proprio - in modo quasi inaspettato - il principio dell'individualità storica, tipico delle prospettive storicistiche. Per lo strutturalismo antropologico l'uno e l'altro erigono barriere metodologiche che isolano società e istituzioni, inchiodandole nella loro peculiarità storica o nella loro solitudine etnografica. Dal punto di vista degli strutturalisti, non è sufficiente un comparativismo su base induttiva (alla maniera di Radcliffe-Brown) per superare davvero - come si vorrebbe - gli impacci dell'individualismo storiografico.

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