infinite "variazioni individuali" a cui la lingua è sottoposta: la maggior parte di esse non lascia traccia, mentre altre "si concentrano in una specifica direzione", formando "derive" (drifts) che segnano la storia della lingua.

Le prime sono un pulviscolo incontrollabile, mentre le seconde dimostrano "una coerenza finale" (v. Sapir, 1921; tr. it., pp. 155-156), la quale è dovuta all'esistenza di "strutture fondamentali" che, per quanto difficili da discernere, imprimono una direzione ai mutamenti.

Queste strutture determinano in definitiva le possibilità limitate di mutamento e consentono di chiarire il fatto che lingue appartenenti a regioni ed epoche del tutto estranee manifestino somiglianze impressionanti di mutamento, tanto da suggerire un "parallelo strutturale" (ibid., p. 144). La teoria del mutamento di Sapir, da un lato, e degli autori dichiaratamente strutturalisti, dall'altro, si fonda quindi su alcune idee fondamentali: a) il mutamento ha una sua struttura (forma, direzione, deriva), così come ogni struttura ha un suo mutamento; b) il mutamento non è mai unidirezionale e nemmeno si svolge in una molteplicità indefinita di direzioni; c) alla sua radice vi è una "scelta" (v. Jakobson, 1929, ed. 1968, pp. 96-97) o una "selezione inconscia" (v. Sapir, 1921; tr. it., p. 155), e questa si verifica sempre, inevitabilmente, entro una rosa di possibilità, alcune delle quali prendono corpo e si realizzano come 'derive', come direzioni principali, ancorché non esclusive, né universali; d) tra i mutamenti strutturali - e quindi tra le strutture - si possono scorgere 'paralleli' indipendentemente da effettive connessioni storiche.

Anche qui il concetto di struttura travalica i confini delle individualità storiche, per cui la spiegazione - di ordine strutturale - coinvolge una molteplicità di sistemi che non necessariamente sono tra loro storicamente connessi.

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