È del tutto evidente nel giovane Trubeckoj il rifiuto delle concezioni evoluzionistiche eurocentriche che trasformano le culture delle diverse società in "fasi diverse della stessa evoluzione [...] varie tappe del cammino comune del progresso mondiale" (v. Trubeckoj, 1920; tr. it., p. 21). In modo del tutto simile, il linguista e antropologo Edward Sapir si oppose anche lui, negli anni venti, al "pregiudizio evoluzionistico" che portava a trasformare la tipologia delle lingue in una "scala" storica sulla cui sommità si troverebbero le lingue flessive come il greco e il latino (v. Sapir, 1921; tr. it., p. 125). Lo strutturalismo distrugge questa idea di scala e a una concezione valutativa e gerarchica sostituisce un "piano orizzontale", sul quale "non ci sono né superiori né inferiori", ma soltanto "simili e dissimili" (v. Trubeckoj, 1920; tr. it., p. 41).

Nessun commento: