Trubeckoj ne sottolineava l'aspirazione all'universalità. Rifiutando di pensare che un qualsivoglia sistema possa essere di per sé universale, lo strutturalismo ritiene di poter cogliere l'universale nell'attraversamento di sistemi particolari. Come avrebbe detto Goethe, secondo una citazione di Ernst Cassirer: "È l'infinito [l'universale] la tua aspirazione? Attraversa tutte le configurazioni del finito"




depurazione, di distillazione logica, così da perdere l'opacità determinata dalla cultura particolare in cui sono inseriti.

Lo strutturalismo è per lo più consapevole di questa doppia selezione, ma ritiene che lo scarto di fenomeni refrattari a un trattamento strutturalistico e la perdita di aspetti eccessivamente culturali (locali) siano ampiamente compensati dall'acquisizione di leggi o di connessioni universali: i fili d'argento dei nessi logici sono infatti le vie d'accesso alla natura umana.




Quando però si pone la domanda se le vie di attraversamento si chiudono in un cerchio, se i fili d'argento vedono saldarsi le loro estremità (una sorta di attraversamento definitivo e compiuto), è possibile notare un ripiegamento da parte dello strutturalismo, un ridimensionamento delle sue ambizioni universalistiche. I "recinti mentali", i "vincoli dello spirito" - di cui Lévi-Strauss è andato alla ricerca nel suo lungo viaggio tra i miti amerindiani - non sono concepiti come acquisizioni "per tutti i tempi avvenire": "e non li scambiamo per chiavi che, alla maniera degli psicanalisti, permettano ormai di aprire tutte le serrature"

Lo strutturalismo appare qui assai meno veemente, assai più disponibile a scendere a patti con l'empirismo.

Il raggiungimento dei "vincoli dello spirito" avviene qui per via induttiva (nonostante la critica rivolta all'induttivismo empiristico di Radcliffe-Brown). Non la psicanalisi, bensì la linguistica si configura ancora come la guida dello strutturalismo. Certo, tutte le lingue del mondo "hanno proprietà comuni" e su questa base i linguisti sperano di "riuscire a toccare gli universali del linguaggio" (ibid., p. 127). Ma, anche ammettendo che gli universali linguistici diano luogo a un "sistema logico", sarà forse questa una lingua delle lingue, un sistema dei sistemi? La risposta è sempre negativa: tale sistema "sarà più povero di qualsiasi grammatica particolare, e mai la potrà sostituire".




Di fronte alla tentazione di saltare su un piano più elevato, di ordine metafisico, lo strutturalismo maturo recupera la convinzione che l'universalità non costituisce un sistema a sé, di ordine superiore rispetto ai sistemi effettivamente funzionanti e particolari. Non solo, ma gli stessi universali, situati tra i sistemi particolari, si configurano "sempre come strutture aperte": non essendo mai definitive e concluse, "lasceranno sempre lo spazio per nuove definizioni", le quali reagiranno sulle strutture (ossia sui gruppi di trasformazioni) precedentemente acquisite con modifiche, integrazioni, sviluppi (ibid.).




Uno strutturalismo siffatto, che procede a tratti, non rinuncia ad attraversare i fenomeni culturali con i suoi fili logici. Ma poiché lo studio delle lingue e quello delle culture sono "compiti letteralmente interminabili", è ormai disposto ad ammettere tanto la parzialità dei suoi attraversamenti, quanto la provvisorietà e la modificabilità delle sue strutture.Si tratta di uno strutturalismo incline ormai ad ammettere i propri limiti, a indicare i confini entro cui può legittimamente avanzare le proprie pretese di attraversamento, e quindi a riconoscere, nello stesso tempo, i tipi di fenomeni o aspetti che tendono a sfuggire alla sua presa, e che coincidono in buona misura con gli scarti che le nette selezioni dei suoi procedimenti hanno prodotto.




"rischio della reificazione" della struttura,

ogni struttura deve essere intesa non già in termini di "principî strutturali", bensì come "il risultato statistico di molteplici scelte individuali"

il "bisogno di coerenza" che sorregge ogni sistema.




"non sempre la logica trionfa" e che "ogni sistema particolare non è un tutto logico unificato"

terra di confini

se è vero che l'anima razionalistica dello strutturalismo viene fuori dalla pretesa di attraversare i fenomeni culturali, fatti di costumi sempre un po' opachi, con strumenti che non sono fatti della stessa materia culturale dei costumi (la ragione, la logica contro i costumi), il processo di critica della ragione ha sovente posto in luce il suo stesso contenuto culturale




La domanda è dunque se gli strumenti di attraversamento culturale, che per lo strutturalismo sono preterculturali (i fili d'argento dei gruppi di trasformazioni), non siano anch'essi della stessa materia, meno nobile e durevole, che sostanzia le culture e che rende le operazioni di attraversamento assai più lente e faticose (v. Remotti, 1990, p. 215).




Questi tre punti critici - il problema della scelta alla base di ogni struttura, il grado di incoerenza di ogni sistema particolare, il carattere culturale degli strumenti di attraversamento -




la spiegazione di un qualsiasi sistema debba essere ricercata al di là del sistema stesso, evitando quindi di chiudersi nella sua autocentralità e autoreferenzialità, svela ancora oggi la sua fecondità non appena si pensi all'importanza della comunicazione interculturale sia sotto il profilo epistemologico, sia sotto il profilo sociale.


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