In tale movimento critico della rappresentazione e del simbolo, Warburg – che è stato contemporaneo di Freud – ha quindi riscontrato il sintomo, ovvero un avvenimento che raccoglie simboli contraddittori che “montano” gli uni con gli altri dei significati opposti, in breve, mette in crisi i regimi abituali della rappresentazione e del simbolo. Warburg ha aperto anche il campo a una conoscenza critica delle immagini, ciò che Freud praticava anche nella sua “psicologia in profondità” a proposito dei sogni, dei fantasmi, dei sintomi. È appassionante constatare che tale rivoluzione nelle scienze umane è andata di pari passo con uno sviluppo generalizzato, in tutti i campi possibili – pittorico (Picasso, i dadaisti), letterario (James Joyce), filosofico (Walter Benjamin), estetico (Georges Bataille, Carl Einstein) o cinematografico (Eiseinstein) – delle tecniche di montaggio. Ciò che definisco, in analogia alla Conoscenza dagli abissi di Henri Michaux, una “conoscenza attraverso il montaggio”

appare croce non teoretico wquanto gentile ne abbastanza radicale come gramsci
pensatore appare attardao

caratteeri antifilosofici e antitoretici
NON FILOSOFI PURE m a filosofia cokmmista are storia politica e attraversa tutti lionguaggi
storia rilievo filosofico
fi,losofia legata temnpo e storia  E STORIA LEGATA ALLA FILOSOFIA ne f qualche cosa di più della storia
e storia è pensiero

storia è dimensione dello spirito

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natura popli CRUDA SEVERA BENIGNA DELICATA DISSOLUTA

la mente umana è naturalmente portata VICO  a dilettarsi dell'uniforme

prima sentono senza avvertire, poi avvertiscono con animo perturbato e commosso e finalemnte riflettono con mente pura


comune natura nazioni

narra vicende uomini mondo e uomini visti sotto il punto di vista della loro storicità
guardare vicende umane da un punto di vista scientificamente sotirco

scienza nuova paragohnalibile grande quadro barocco luce ombra storia mitoogia poesia diritto FUSO in un affresco

raporto origine e storia rapporto divinità e tempo, oredine temporale tetrno e tempi diversi popoli e nazioni ripercorropono stessi passaggi fondamentali rsapporto tempi diversi e linguaggio

lingue diverse età dei eroi uomini
età degli eoir lingua linguaggio mitologico non atrsatta non logica e ELEMENTO DEL CORPO

origine storia mondo giganti vagano deformi smisurati e commisti corpo dimensione avvolge storia origina corpo e mente linguaggio a che vbedere con corporeità
cervello linguaggio idee e corpo
corpo non dimensione secondaria

poesia immaginazione poetica figurale corporei e superiore a peso rispetto alla ragione
mente immersa nei corpoi vita caratter e corporeo giganti vengono colpiti forza fuklmine lampo squarcia tenebre
immaginare dimensione trascendete lampo e necessità seppelire morti e quindi inizio civiltà

tema ricorso, idea storia non lineare in avanti, MOMENTI STAGIONI e regressione e barbarie quindi ripego su di se, caratterisrica della storia stwssa
ordine storia è ciclico NON CIRCOLARE ANRICA NE LINEARE CRISTIANA E MODERNA

livwello moderno maturità e sofisticazione
DEVE RICOSTRUIRSI
ritorno stato iniziale barbarie

uomini affidamento propria ragione dispiegata perdewre senso materialitò corporea finitezza energia originaria CADUTA NELLA BORIA DEI DOTTI momento di crisi

RISCHIO O SPERIMENTAZIONE NELLECCESSO AUTOCONSERVAZIONE legame storia e crisi, dimensione costitutiva storia,
crisi civiltà
riparte dalla riformulazione dei valori precrisi non da zero

ETEROGENESI DEI FINI uomini muovono direzione non sempre raggiungono direzione verso cui muovono ma tentativo procura effetto conterario a quello che si voleva


La donna greca non veniva presa in considerazione non aveva diritto di voto,di partecipare alla vita politica,alle Olimpiadi...(certo poi dipende cosa intendi tu per "Grecia" perché ad esempio a Sparta la donna poteva partecipare ad attività fisiche,addirittura danzavano nude,per ordine di Licurgo le donne spartane fino all'età di 16 anni dovevano avere la stessa educazione dei maschi,cosa che ad Atene era impensabile). 
Dunque parliamo della donna ateniese, come donna greca in generale, se vogliamo sottolineare questi soggetti senza alcun diritto!La donne ateniesi non disponevano (come ho già detto) di alcun diritto giuridico o politico,come gli schiavi. Dovevano vivere chiuse nel gineceo (da gynè "donna" e oikos"abitazione,casa")cioè un'ala appartata della casa lontano dagli sguardi degli uomini.L'unica possibilità di uscita riguardava le feste religiose... 
Durante però l'ellenismo c'è da dire che la donna greca ottiene una maggiore indipendenza economica:può scegliere chi sposare,se odattare prole(ovvero figli),se vendere o comprare beni mobili o immobili.Questo permise,ad alcune donne,di accumulare ricchezze e addirittura di migliorare,attraverso donazioni o con legati,la condizione di vita dei concittadini!!! 
Inoltre in campo politico è più libera,ci furono anche poetesse e filosofe:Delle vere e proprie donne di cultura. 
Ma non voglio fare un discorso solo sulle donne greche perchè ci perderemmo... 
Passiamo alla donna romana. 
A roma la donna si sposava in età precoce,circa durante i 13 o i 14 anni con uomini più anziani. 
La forma di matrimonio più diffusa era la "cum manu" in cui la donna era in uno stato di totale sottomissione 
Il matrimonio era un atto pubblico stipulato tra le diverse famiglie degli sposi... 
Per elogiare una donna si scriveva sulla sua tomba "Fu casta,si occupò della casa,filò la lana". 
La donna romana dunque era moglie,madre,e custode del focolare,colei che manteneva sempre viva la fiamma della dea Vesta, protettrice della casa... 
Le donne nubili o non sposate non avevo alcun diritto giuridico in quanto dipendevano dal padre o dai parenti più prossimi... 
Ora parliamo di un'altra grande differenza "Il pantheon greco" e "Il pantheon romano" 
Il pantheon romano,stavolta parto da Roma,aveva come dio supremo Giove,dio della Luce e personificazione del fulmine e della pioggia. 
Giove condivise da principio le sorti con Marte,dio della guerra e Quirino fu identificato con Romolo,nella cosiddetta "Triade Arcaica". 
Giove fu associato a due divinità femminili: Minerva,dea degli artigiani e Giunone dea della nascita: era la cosiddetta "Triade Capitolina". 
La nascita di altri dei è probabilmente legata ad influenze di natura ellenica. 
Molta importanza avevano gli dei familiari come: Mani (gli spiriti dei morti),i Lari(spiriti dei campi,protettori della famiglia) e i Penati(dei che si ereditavano di padre in figlio). 
Ora passiamo al pantheon greco: 
Gli dei greci,concepiti i forma umana,avevano dimora sulla cima del monte Olimpo,il più alto di tutta la penisola ellenica.Re degli dei era Zeus,signore del cielo,della folgore splendente e di tutti i fenomeni celesti.Era fu sorella e sposa di Zeus,signora del cielo e regina degli dei. 
I due fratelli Artemide e Apollo,figli dell'unione illegittima tra Zeus e Latona,erano collegati strettamente all'universo giovanile.Artemide dea della luna e dalla caccia,proteggeva le giovani fanciulle e veniva invocata come divinità tutelare del parto.Apollo era invece dio del sole,dei giovani uomini,della luce e della verità. 
Da Zeus e Meti naque Atena,dea della saggezza,della conoscenza e della prudenza. 
Ares fu invece il dio della contesa e della furia guerriera. 
Afrodite nata dalla schiuma,creata dalla caduta nel mare Egeo dei genitali (xd) di Urano,dio del cielo,che fu spodestato da Crono,il padre di Zeus. 
Afrodite dea della bellezza e dall'amore,non colse le offerte amorose di Zeus e fu costretta a sposare Efesto,figlio zoppo e deforme di Zeus ed Era,dio fabbro,della arti manuali.Aveva dimora all'interno del monte Vulcano,nell'arcipelago delle Eolie,dove fabbricava armi e gioelli per dei ed eroi(come il fantastico scudo di Achille). Altri dei erano Poseidone fratello di Zeus dio del mare e dei terremoti,possedeva un terrificante trjdente.Demetra dea dei raccolti e del grano.Dionisio dio del vino e protettore dei banchetti. 
Sopra agli dei,ci stava una forza che nessuno,nemmeno essi stessi,poteva cavalcare: Il Fato. 
I Greci credevano nel corpo e nell'anima e che questa,dopo la morte,non si disfacesse ma bensì continuasse a vivere in un'altra dimensione. 
Nel momento dell'inumazione venivano poste due monete negli occhi del defundo per pagare Caronte il traghettatore che avrebbe portato le anime dei defundi nell'aldilà del regno di Ade(dio dei morti). 
uomo romano




uomo greco individualismo greco




Le differenze tra antichi greci e latini. Le due patrie dei romani

La Repubblica 2.2.12
Le differenze tra antichi greci e latini. Le due patrie dei romani
di Maurizio Bettini


Quando Romolo fondò Roma, accogliendo nel celebre asylum gente di ogni provenienza e condizione, non si limitò a scavare un solco destinato a segnare il perimetro delle mura. Al centro del tracciato aprì infatti una fossa, affinché ciascuno degli stranieri potesse gettarvi dentro una zolla della propria terra d'origine. In questo modo il suolo della futura Città risultò da una vera e propria mistione di terre, quella del Lazio e quella nativa di ciascun cittadino. Il significato di questo mito balza agli occhi se solo lo si confronta con il modo in cui immaginavano le proprie origini gli Ateniesi. Essi raccontavano infatti che i primi re - Cecrope ed Erittonio - erano venuti su direttamente dalla terra, e che erano addirittura per metà serpenti, le creature più terrestri che esistano. Conformemente a ciò gli Ateniesi consideravano anche se stessi autochthones, ossia (ancora una volta) "venuti su dalla terra". Il contrasto non potrebbe essere più evidente: se ad Atene è la terra che produce gli uomini, a Roma sono gli uomini che producono la terra.
Questi due miti rispecchiano due modi contrapposti di immaginare l'appartenenza civica. Ad Atene terra e sangue fanno tutt'uno, questa città di "autoctoni" accetta, come cittadini, solo coloro che sono figli a loro volta di cittadini ateniesi. Al contrario Roma costituisce una comunità della quale, indipendentemente dal proprio sangue, si può acquisire il diritto di far parte - ma sempre (per dir così) portando con sé una zolla della terra d'origine. In che modo? Ce lo spiega Cicerone, dialogando con Attico nelle Leggi.
Tutti coloro che vivono nei municipi - diceva - hanno due patrie, una di natura, l'altra di cittadinanza; una che riguarda il luogo, l'altra il diritto. Anche lui del resto aveva due patrie: da una parte Arpino, il municipio da cui proveniva la sua famiglia; dall'altra Roma. Ma come, si stupiva Attico, dunque non pensava che era Roma la sua patria? Certo, rispondeva Cicerone, e per la Città egli avrebbe dato anche la vita, secondo il dovere di ogni buon cittadino. Questo però non gli impediva di avere anche un'altra patria, non di cittadinanza ma di natura, non di ius ma di locus. Per comprendere il significato di queste singolari affermazioni dell'Arpinate (ecco perché lo hanno sempre chiamato così), bisogna ricordare che dopo la fine delle guerre sociali, all'inizio del primo secolo a. C., i Romani avevano inaugurato una politica della cittadinanza che, in qualche modo, traduceva in legge quella famosa zolla di terra. Ai cittadini veniva infatti attribuita una origo, ossia un "luogo originario", città, colonia o municipio che fosse. Tale origo connetteva ciascuno a una comunità i cui appartenenti avevano ricevuto collettivamente la cittadinanza romana. Questa "patria di luogo", come la chiamava Cicerone, che si trasmetteva di padre in figlio, poteva essere in Italia, però anche in Spagna o sulle coste del Mediterraneo. Di conseguenza gran parte dei cittadini romani erano tali proprio in quanto e perché avevano una "origine" non romana. Altro non ci si sarebbe potuti aspettare, del resto, da un popolo che immaginava in questo modo perfino i propri dèi e il proprio mitico antenato. I Penati della Città, divinità civiche per eccellenza, i Romani li avevano infatti collocati non a Roma ma altrove, a Lavinio, dove si sosteneva che essi avessero (al solito) la propria origo; mentre come capostipite si erano notoriamente scelti un troiano, Enea, che in quanto tale aveva un' origo ben lontana dal Lazio. Il fatto è che i cittadini di Roma avevano fatto una scoperta preziosa: come sentirsi se stessi non a dispetto dell'essere altri, ma proprio grazie a questo.
Croazia di Platone età storia ideale dei uomini eroi
Non regressione ma progressione della successione 

Vico conservatore illuminista precursore romanticismo

Fine 600 Empirismo  primato ragione comune vs razionalismo carte suo leibnoz
Illuminismo Francia voltaire
Mondo vita storia forza e legge
Centro storia Roma antica conflitto Patrizi  e plebei continui passaggi da mondo ferino a fase civile attraverso regni e repubbliche costituzione mondo della pirica e della storia