SOFFERENZA, SATI INDIGENZA

L’epilessia del lobo temporale (o epilessia limbica) non è sempre grave, e spesso può essere priva di effetti clinici evidenti: l’individuo che ne soffre rimane conscio ed esperimenta sensazioni come il dejà-vu, visioni cosmiche, stati sognanti. È stata studiata, fra gli altri, da Geschwind: riferendo tali studi, M. S. Gazzaniga (1985) scrive che nella sua forma base essa causa una intensificazione delle credenze religiose e comportamenti sessuali bizzarri, sebbene non necessariamente insieme. Riguardo l’aspetto religioso, non soltanto si intensificano le convinzioni religiose, ma l’aspetto che assumono diviene erratico, ed il soggetto passa facilmente da una credenza ad un’altra. Secondo Gazzaniga questi fenomeni clinici ci fanno pensare che nel cervello si possa stabilire un equilibrio dinamico fra sistemi che generano ipotesi e sistemi che le accettano come rispondenti a criteri razionali. Lo stato normale consente un certo livello di credenze magiche e irrazionali, ma la condizione patologica, disinibita, abbassa la soglia di accettazione a tal punto che nuove credenze possono essere rapidamente accolte senza accertamento critico. Mandell (1980; vedi inoltre Hooper e Teresi, 1986) ha connesso l’epilessia limbica con la riduzione del tono serotoninergico, in particolare nell’ippocampo. Secondo questo autore, la riduzione del tono serotoninergico può essere ottenuta anche mediante allucinogeni (come l’LSD) od altre attività come le preghiere o i canti religiosi ripetitivi, che sono collegati alla deprivazione sensoriale associata alla vita monastica.


Il pensiero magico, come riportato sopra, è una forma di pensiero che prende origine dalle connessioni temporali tra i fenomeni e stabilisce connessioni irrazionali. Esso è presente in vario grado tra gli esseri umani e si manifesta come superstizioni, credenze astrologiche, rituali minori e alcune innocue fobie. In un certo numero di individui esso può peggiorare e manifestarsi con ossessioni e coazioni.

Secondo il DSM III (1987) le prime sono idee ricorrenti e persistenti, immagini di impulsi che non sono avvertiti come prodotti volontariamente, ma piuttosto come pensieri estranei che invadono la coscienza e come idee senza senso o disgustose. …Si fanno sforzi per sopprimerli. … Le coazioni sono comportamenti ripetitivi e apparentemente indirizzati che sono eseguiti in conformità a determinati rituali ed in modo stereotipato. Il comportamento non è fine a se stesso, ma inteso a produrre o prevenire qualche evento o situazione nel futuro. Tuttavia, il comportamento non è realisticamente connesso con ciò che si vuole produrre o prevenire, o può essere chiaramente eccessivo. (Gli individui civilizzati attuali normalmente riconoscono l’insensatezza di tali comportamenti, anche se la loro attuazione produce un certo rilassamento, ma … cosa avveniva nei primi esseri umani?)


Secondo il modello di MacLean le ossessioni sono pensieri prodotti dall’R-complex che irrompono nel Neocortex e si manifestano a livello cosciente: il paziente li avverte come estranei perché l’R-complex manifesta i suoi pensieri senza un adeguato controllo neocorticale o limbico. La mancanza di integrazione delle funzioni del cervello trino fa sì che l’individuo avverta qualcosa di estraneo all’interno del suo pensiero e che è indipendente dalla sua volontà.
La ripetitività e la rigidità comportamentale delle coazioni sono chiaramente tipiche dell’R-complex, come detto sopra.
Rapoport (1989) ha localizzato nei gangli basali (R-complex) la sede del disturbo ossessivo-coatto (obsessive-compulsive disorder, OCD), ed ha osservato in essi una riduzione del tono serotoninergico: i farmaci che aumentano la permanenza della serotonina a livello sinaptico sono attualmente quelli che meglio curano tale disturbo.



La tipica capacità umana di pensare un essere supremo inanimato è stata probabilmente favorita dall’attività onirica. Il “Mondo dei Sogni” infatti potrebbe essere stato interpretato dai primi esseri umani come una realtà a parte rispetto a quella sensibile, diversa da questa, ma non meno reale. A conferma di questa idea, notiamo che nel modo di pensare religioso i sogni, spesso, sono stati interpretati come una forma di comunicazione con il divino.

Ciò che è stato esposto nei precedenti paragrafi è il processo mediante il quale il concetto di un Essere Divino emerse fra i primi esseri umani che furono coscienti della propria mortalità e tentarono di darne una spiegazione. Le concezioni del divino e del sacro sono [adesso] canalizzate e plasmate dalle strutture religiose e sociali in cui ogni individuo vive ed è educato. Inoltre dovrebbe essere ricordato che solo il Neocortex è capace di pensiero critico-razionale: l’R-complex ed il sistema limbico tendono a sistemi di credenza irrazionali.

I riti iniziatici avvengono in età particolari (critiche) dello sviluppo individuale, con un coinvolgimento emotivo Essi operano soprattutto sul Sistema Limbico e sull’R-complex. Il Sistema Limbico fornisce gli ingredienti per la forte sensazione affettiva di convinzione attaccata alle credenze, mentre l’R-complex è la sede dell’imprinting.

Le esperienze emozionali ripetute e le forze ambientali favoriscono l’impriting, fino a far diventare le credenze religiose, come quelle riguardanti l’esistenza di un essere potente sovrannaturale [ma soprattutto le sue supposte volontà], forti e ben radicate.

In particolari circostanze storiche poi una religione può essere accompagnata, o sostituita, da una “ideologia totalizzante”, una ideologia cioè che assegna un fine metafisico all’Uomo e alla Storia. Tali ideologie coinvolgono organizzazioni, credenze e rituali che sono simili, almeno strutturalmente, a quelli della religione.

L’Homo sapiens percepisce l’evento della morte.
Nel Neocortex si ha la presa di coscienza della mortalità come destino ineluttabile, e nello stesso tempo essa è avvertita come violenza.
Il Sistema Limbico recepisce questa coscienza e la trasforma in stimolo emozionale verso gli altri due cerebrotipi; nello stesso tempo la sua azione inibitoria sull’R-complex diminuisce.
Per l’R-complex, la violenza è attuata da un individuo dominante. Le strutture neocorticali che presiedono alle funzioni di ricerca dei rapporti causa-effetto dei fenomeni individuano nell’idea di capo-branco, originata dalle strutture gerarchizzanti presenti nell’R-com-plex, l’agente della violenza mortale che viene esercitata sull’Uomo, e si ha quindi:

la formazione dell’idea di un “Essere dall’immensa potenza”.
Le strutture neocorticali che organizzano il pensiero, in rapporto alle condizioni sociali e ambientali (7a), costruiscono (7b) un insieme di miti volti a spiegare i rapporti tra l’Uomo e la Divinità (in primo luogo la ragione della violenza mortale infitta da quest’ultima) e di rituali, che permettano di stabilire una relazione comunicativa tra l’Uomo e l’”Essere Potente” (o gli “Esseri potenti”). (Siccome l’invisibile “Essere Potente” è il “capo” degli esseri umani, egli deve essere simile a loro, ovvero, reciprocamente, gli esseri umani devono essere simili a lui, e così anche gli esseri umani devono avere una parte invisibile, l’anima).


Egli non riconosce immediatamente tale fatto come un dato naturale. Piuttosto pensa che sia una violenza subita, e tale deve essere sembrata ai primi uomini che ne ebbero coscienza. Noi non possiamo sapere quando ciò avvenne, ma sappiamo che più di 50.000 anni fa l’Uomo di Neandertal seppelliva i propri morti.

Il nesso di causalità che il Neocortex tende a stabilire tra i fenomeni ha fatto sì che l’Uomo abbia cercato l’agente di tale violenza.


Benché inibito dal Sistema Limbico, l’R-complex del cervello umano manteneva (e mantiene) le strutture e le funzioni gerarchizzanti di dominanza-sottomissione che determinano la sottomissione ai capi. Poiché l’elaborazione neocorticale del concetto di un “Essere dall’immensa potenza” non può che essere suscitata, secondo il modello di MacLean, da un’azione dell’R-complex sul Neocortex, si deve pensare che in un particolare periodo della evoluzione umana tale struttura nervosa è stata temporaneamente liberata dal controllo inibitorio del Sistema Limbico, presumibilmente in seguito ad uno stimolo, che, causando un trauma psichico, abbia ridotto l’azione inibitrice del Sistema Limbico.

Noi possiamo supporre che tale stimolo traumatico sia stato causato nell’Uomo dall’acquisizione della coscienza della propria mortalità, perché il pensiero della morte potrebbe essere il più traumatico (secondo Chiarelli 1984, p. 303, “l’esperienza unica che accomuna tutti gli uomini è la morte. Probabilmente è questo il fattore unificante, la condizione mentale che ha condotto i più antichi esseri pensanti a sviluppare una dottrina dell’anima”).




L’Homo sapiens è l’unico animale che sappia di essere mortale [È l’unico che si rende conto che può morire senza che vi sia un animale nemico che lo stia assalendo o possa farlo].


Al dimorfismo dell’Australopithecus afarensis (vissuto circa tre milioni di anni fa) abbiano correlato una socialità basata sulla figura del capo-branco assoluto (SM). Alla mancanza di dimorfismo (soprattutto dei canini) delle specie seguenti (in particolare da Homo rudolfensis/habilis in poi, cioè da circa due milioni di anni) è invece correlabile una socialità tendenzialmente monogama [con maschi tolleranti e collaborativi]. (“Tendenzialmente monogama” perché l’Homo sapiens ha prodotto diversi tipi di sistemi matrimoniali, ma ogni volta che sono comparse circostanze ambientali o sociali favorevoli c’è stata la ricomparsa, almeno in parte, di una socialità stile ‘singolo maschio’, con poliginia legale o tollerata).

Poiché i comportamenti religiosi sono caratterizzati dalla sottomissione ad un individuo dominatore, è verosimile che essi siano almeno in parte espressione di una socialità basata sul capo-branco assoluto, che, secondo il modello di MacLean (1973a), ha il suo fondamento neurologico nelle strutture “gerarchizzanti” dell’ R-complex. (D’altra parte, un individuo dominante non potrebbe essere concepito da un cervello che non fosse preparato a concepire le relazioni individuali come gerarchiche).

il comportamento di dominanza-sottomissione
l’esistenza, in atto o in potenza, della figura del capo-branco assoluto.





Riassumendo, la connessione causale fra fenomeni stabilita dal cervello nel suo insieme può essere:
di tipo razionale, osservabile, sperimentale, se il Neocortex riesce a trovare la causa;
di tipo magico, che non è osservabile né sperimentale, ha gradi più o meno alti di illogicità, ed è accettata per fede. Il pensiero magico ha la sua origine inconscia nell’R-complex e viene elaborato e reso cosciente dalla corteccia cerebrale, che tenta di dargli una parvenza di razionalità.


I comportamenti religiosi esprimono particolari relazioni di dominanza-sottomissione.

“Dal punto di vista del comportamento, le manifestazioni religiose consistono nella riunione di gruppi numerosi di individui che compiono ripetute e prolungate esibizioni di sottomissione intese a placare un individuo dominatore il quale nelle diverse civiltà assume forme svariate che hanno sempre in comune tra loro l’elemento di una immensa potenza” (Morris, 1967; trad. it. 1974, IX ed., p. 191).
Secondo MacLean (1973a, trad. it. 1984, p. 7) “il cervello di tipo rettiliano che si trova nei mammiferi è fondamentale per le forme di comportamento stabilite geneticamente, quali scegliere il luogo dove abitare, prendere possesso del territorio, impegnarsi in vari tipi di parata [comportamenti dimostrativi], cacciare, ritornare alla propria dimora, accoppiarsi, [procreare], subire l’imprinting, formare gerarchie sociali e scegliere i capi”. Come osserva Isaacson (1982, p. 246), “L’R-complex è necessario per i comportamenti (esibizioni) ritualistici [che seguono una sequenza predeterminata] e la comunicazione non verbale ad essi associata. A livello umano, MacLean ritiene che certe tendenze comportamentali sono dovute ad una eredità di disposizioni regolate (mediated) dalla stessa, primaria regione cerebrale. Esse includono alcune violente reazioni, la preferenza per la routine o per azioni rituali, ed alcune forme di attività sostitutiva”.